Dalla Fondazione Cartier: Moebius Transe-Forme
E’ stata inaugurata domenica 10 ottobre 2010, alla presenza dell’artista, MOEBIUS TRANSE-FORME, la prima grande mostra che Parigi abbia mai dedicato all’opera di Jean Giraud, noto con gli pseudonimi di Gir e di Moebius.
Dal 12 ottobre 2010 al 13 marzo 2011 la Fondation Cartier pour l’art contemporain presenta MOEBIUS TRANSE-FORME, la prima grande mostra che Parigi abbia mai dedicato all’opera di Jean Giraud, noto con gli pseudonimi di Gir e di Moebius. Icona insuperata del fumetto, inventore di forme straordinarie, disegnatore geniale, Moebius è un artista che va al di là dei tradizionali limiti della sua disciplina. Come da lui auspicato, questa mostra inedita si organizza intorno al tema della metamorfosi, motivo di grande rilievo e onnipresente nei suoi fumetti, nei suoi progetti cinematografici o, ancora, nel suo primissimo film d’animazione 3D realizzato come regista, che viene presentato in esclusiva alla Fondazione Cartier. Le sue opere, con i loro paesaggi e personaggi in perpetua trasformazione, esplorano le frontiere dell’inconscio e rivelano un mondo immaginario e fantastico.
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Attraverso la metamorfosi, spesso brusca e inquietante, di una figura o di un ambiente, Moebius svela un mondo nel quale le apparenze non sono così stabili come si potrebbe credere.
MOEOEOEOEBIUS E LA FONDAZIONE CARTIER PER L’ARTE CONTEMPORANEA
La mostra MŒBIUS TRANSE-FORME è nata da una lunga collaborazione tra Mœbius e la Fondazione Cartier per l’arte contemporanea, che ha presentato per la prima volta la sua produzione nel 1999 nell’ambito della mostra 1 monde réel, che metteva in questione i rapporti tra realtà, finzione e fantascienza. Furono esposti in quell’occasione due taccuini inediti dell’artista, che sono ora entrati a far parte della collezione della Fondazione Cartier. La mostra 1 monde réel ha inoltre dato vita alle prime conversazioni tra l’artista e il filosofo e urbanista Paul Virilio, nonché a una discussione in diretta con l’astronauta Jean-Pierre Haigneré dalla stazione spaziale Mir.

Icona insuperata del fumetto, inventore di forme straordinarie, disegnatore geniale, Moebius è un artista che va al di là dei tradizionali limiti della sua disciplina. Questa mostra inedita si organizza intorno al tema della metamorfosi, motivo di grande rilievo e onnipresente nella sua produzione. I suoi disegni, con i loro paesaggi e personaggi in perpetua trasformazione, esplorano le frontiere dell’inconscio e rivelano un mondo immaginario e fantastico. Attraverso la metamorfosi, spesso brusca e inquietante, di una figura o di un ambiente, Moebius svela un mondo nel quale le apparenze non sono così stabili come si potrebbe credere.

Icona insuperata del fumetto, inventore di forme straordinarie, disegnatore geniale, Moebius è un artista che va al di là dei tradizionali limiti della sua disciplina. Questa mostra inedita si organizza intorno al tema della metamorfosi, motivo di grande rilievo e onnipresente nella sua produzione. I suoi disegni, con i loro paesaggi e personaggi in perpetua trasformazione, esplorano le frontiere dell’inconscio e rivelano un mondo immaginario e fantastico. Attraverso la metamorfosi, spesso brusca e inquietante, di una figura o di un ambiente, Moebius svela un mondo nel quale le apparenze non sono così stabili come si potrebbe credere.
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UN’OPERA POLIMORFA
Da oltre una cinquantina d’anni Jean Giraud sviluppa un’ampia tavolozza di stili, che vanno dal realismo dettagliato di Bleuberry ai disegni fantastici di Arzach o di 40 days dans le Désert B. E’ particolarmente famoso per i suoi paesaggi futuristi, popolati di creature ibride e di astronavi ultrasofisticate, dove lo strano diviene propizio alla fantasticheria metafisica. La sua produzione, conosciuta in tutto il mondo, ha profondamente influenzato nel corso degli ultimi trent’anni gli universi della fantascienza, del disegno animato, della pubblicità, della 3D, dei videogiochi e del cinema. I suoi disegni hanno inoltre attratto l’attenzione di grandi registi con i quali l’artista ha collaborato in numerosi film: Il quinto elemento di Luc Besson (per il personaggio della Diva), Abyss di James Cameron (creature sottomarine), Tron di Steven Lisberger (costumi, oggetti di arredamento), Alien di Ridley Scott (costumi) o ancora il film d’animazione Les maîtres du temps di René Laloux (storyboard), per non citare che alcuni dei più famosi.
UN’IDENTITA’ ARTISTICA CANGIANTE
Gir e Mœbius, i due pseudonimi di Jean Giraud, sono il riflesso di un’identità artistica cangiante. E’ nel 1962 che Jean Giraud adotta per la prima volta il nome di “Gir”, in occasione della sua collaborazione con Jean-Michel Charlier per Blueberry, una serie western molto popolare. In parallelo pubblica le sue prime tavole su Hara-Kiri sotto lo pseudonimo di Mœbius, ispirato al nome del matematico e astronomo tedesco che concepì e fece conoscere il famoso nastro che ne porta il nome. Come questo nastro, le cui due facce si uniscono per formarne una sola, l’artista considera la sua identità come duplice: “Nel passare da Giraud a Mœbius, ho torto il nastro, ho cambiato dimensione. Ero lo stesso ed ero un altro. Mœbius è la risultante del mio dualismo.1” Gir e Mœbius evolvono verso due distinte visioni del mondo e due stili diversi. Gir è autore di “classici” western hollywoodiani, Mœbius esplora l’universo della fantascienza e del sogno. Gir rispetta i codici del fumetto tradizionale mentre Mœbius trasgredisce le convenzioni del racconto. Gir attinge alla fotografia e al cinema per illustrare e definire nei particolari i paesaggi e i protagonisti del Far West. Mœbius, da parte sua, fa ricorso a tecniche analoghe a quelle del disegno automatico dei surrealisti per creare un mondo in perpetua trasformazione. 1Jean Giraud, Mœbius/Giraud, Histoire de mon double, Éditions 1, Parigi, 1999
FORME IN EVOLUZIONE
La produzione di Mœbius è tutta attraversata da figure in costante metamorfosi. In album come Le garage hermétique, Le monde d’Edena o L’Incal, le forme sono porose e non smettono mai di passare da uno stato all’altro: l’umano, l’animale, il vegetale e il minerale si fondono e si amalgamano. Nel corso di queste metamorfosi si producono mutazioni incongrue e brutali di ogni tipo: i personaggi sono pietrificati o si disintegrano, gli uomini si trasformano in donne, i giovani invecchiano improvvisamente, i corpi sono invasi da lunghi tentacoli o da protuberanze schifose. La metamorfosi, presente nei disegni dell’artista e nella sua mutevole identità, svolge anche un ruolo essenziale nel procedimento creativo elaborato da Mœbius nel corso degli anni. Il deserto, il sogno, la meditazione, i cristalli sono altrettanti “metaprocessi” destinati a provocare un’uscita dal corpo, a trasgredire le norme, a entrare in trance per creare forme nuove. Queste esperienze intense gli permettono di esplorare lo strano e il fantastico e di sfidare con i suoi disegni le leggi della razionalità e della verosimiglianza.

Mœbius, preparatory drawing for Arzach, 1995 © Mœbius Production Exhibition MŒBIUS-TRANSE-FORME, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris, From October 12, 2010 to March 13, 2011
SCIENZA E RICERCA METAFISICA
Se la prima parte della mostra presenta tutti i personaggi e gli universi di Mœbius attraverso una scenografia il cui percorso non manca di richiamarsi al celebre nastro omonimo, la seconda parte, con il suo approccio trasversale, diventa il luogo di tutti i possibili. Qui le metamorfosi avvengono subitaneamente o si sgranano in sequenze, rivelandosi tutte più imprevedibili l’una dell’altra. Le opere sono presentate seguendo i temi prediletti dell’artista, organizzati in vari insiemi: le forme metamorfiche astratte e ibride, i metaprocessi considerati come altrettanti mezzi, stati e luoghi che favoriscono la trasformazione, e le forme disegnate della metamorfosi. Nella fascinazione di Mœbius per la trasformazione, che si esemplifica tanto nei dipinti dalle forme organiche e caotiche quanto nei disegni dello Chasseur déprime e di 40 days dans le Désert B., si traduce la sua passione per la scienza e per l’osservazione della natura. Nutriti di astrofisica, genetica e filosofia, la sua ricerca metafisica e il suo interrogarsi sull’origine dell’universo e dell’essere umano si dispiegano sul terreno dell’immaginazione. Concepito come un prolungamento della mostra, il catalogo rivela un aspetto nuovo delle preoccupazioni scientifiche di Mœbius grazie a una conversazione inedita con Michel Cassé (Direttore di ricerca al Commissariato all’energia atomica e alle energie alternative, ricercatore associato all’Istituto di astrofisica di Parigi.), nel corso della quale i “sogni a incastro” diventano un “universo senza speranza”.
LA PLANÈTE ENCORE – FILM D’ANIMAZIONE 3D
La Planète encore è uno spettacolare film d’animazione 3D, adattamento di un fumetto dell’artista, che viene proiettato in esclusiva alla Fondazione Cartier, fianco a fianco alle tavole originali della storia. Realizzato con la regia comune di Mœbius e di Geoffrey Niquet e prodotto da AngeleFine e Mœbius Productions con il sostegno di BUF Compagnie, è il frutto di un’inedita collaborazione sui disegni dell’artista.
DISEGNI, DIPINTI E FILM
La mostra della Fondazione Cartier, realizzata in collaborazione con Mœbius Productions, propone una panoramica delle opere dell’ artista e raccoglie taccuini originali, tavole di fumetti, dipinti e disegni inediti. Un itinerario sonoro nel quale la voce di Mœbius si mescola a suoni legati al suo immaginario guida il visitatore attraverso i suoi molteplici universi. Oltre al film d’animazione La planète encore, il ritratto filmato MÉTAMŒBIUS, Giraud-Mœbius Métamorphoses, presentato in anteprima, offre un’immersione nel mondo dell’artista. Rispecchiando il carattere prolifico della creazione di Mœbius, la mostra si trasformerà nel corso del mese di gennaio allo scopo di presentare altri disegni e nuove opere. Attraverso oltre 400 documenti, MŒBIUS-TRANSE-FORME dà così al visitatore l’occasione unica di scoprire l’opera di un artista di spicco, che non smette di esplorare, oltrepassando i limiti formali, sempre nuovi orizzonti.
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VISITA DELLA MOSTRA: PRIMA PARTE
Jean Giraud è all’origine della nascita di numerosi personaggi e di svariati universi, da lui alimentati e fatti evolvere nel corso degli anni, a volte da quasi mezzo secolo, attraverso album, disegni isolati o progetti cinematografici. I suoi eroi, la cui rappresentazione fa capo a universi grafici differenti, evolvono in mondi specifici. Il tenente Blueberry vive movimentate avventure nel Far West americano, il silenzioso Arzach viaggia in groppa al suo uccello in un universo enigmatico e poetico, l’elegante Maggiore Grubert vagabonda nel mondo misterioso del Garage ermetico, l’anti-eroe John Difool è scelto dall’Incal per lottare contro la Tenebra, Stel e Atan si vanno a incagliare sul pianeta Edena, dove sogno e realtà si mescolano. In ognuno di questi universi i personaggi cambiano ed evolvono, con trasformazioni fisiche spesso legate ai loro stati d’animo. Tutti si ritrovano nelle storie di Inside Mœbius, dove fanno compagnia all’autore, trasformato qui dalla caricatura. Attraverso altri autoritratti presentati nella mostra, lo stesso Mœbius subisce stupefacenti metamorfosi.
AUTORITRATTI
Moebius si raffigura spesso nei suoi fumetti. Già nel 1973, nella Déviation, si mette in scena con la moglie e la figlia in occasione di una partenza per le vacanze nel corso della quale seguiranno una deviazione che li condurrà in un universo dantesco. Negli album L’Homme du Ciguri o Les Réparateurs, Moebius adotta lo strumento della mise en abyme, sorta di rappresentazione nella rappresentazione, e si raffigura in veste di autore seduto al tavolo da disegno. Ma è, soprattutto, il personaggio centrale dei sei album di Inside Moebius, dove si circonda degli eroi dei suoi stessi fumetti ed evolve nel Deserto B (“B come bis… E’ il secondo mondo… Là dove il mio doppio ha tutti i poteri”). 1 Questa serie non segue una sceneggiatura predefinita, ma si presenta come un giornale di bordo, un’introspezione umoristica che si nutre qua e là di avvenimenti autobiografici e di fatti di attualità. Qui, con l’ausilio di alcuni disegni, l’autore fa riferimento al dualismo che lo caratterizza, al dialogo permanente tra giovinezza e maturità, specie quando si disegna in sequenza giovane e più anziano. Nello stesso fumetto si mette anche in scena con il suo livre de chevet, L’Arte di sognare di Carlos Castaneda. Per Moebius, “Inside Moebius si costruisce nell’improvvisazione, nell’emozione…”2. Nell’ultimo volume della serie, pubblicato nel 2010, la sua pratica automatica di disegno si dispiega in forme strane e per successive metamorfosi, esprimendo in modo ancor più intenso la dimensione onirica e l’inconscio dell’autore.
BLUEBERRY
Uno dei western più celebri del fumetto racconta le avventure di Mike Steve Donovan, alias Blueberry, tenente dell’esercito americano. Blueberry è per natura ribelle e indisciplinato, ma possiede un profondo senso della giustizia che lo trascina in innumerevoli peripezie. L’autore si è documentato sulla storia del Far West americano all’inizio del XIX secolo, e si è anche ispirato largamente al cinema. Se all’inizio attribuisce al suo eroe i tratti di Jean-Paul Belmondo, icona della Nouvelle Vague degli anni Sessanta, gli fa in seguito assumere i volti di tante altre celebrità, da Keith Richards a Charles Bronson, pur conservandogli sempre il famoso naso delle origini, dal setto spezzato. Le trasformazioni del suo viso seguono l’evoluzione del suo carattere e dei suoi stati d’animo. Ben lontano dalla figura dell’attor giovane, Blueberry è un personaggio complesso e cattivante, dal quale si sprigiona un miscuglio di animalità e di tristezza. E’ con lo pseudonimo di Gir che Jean Giraud ha creato Blueberry nel 1962, con Jean-Michel Charlier. Pubblicata dapprima in Pilote, questa serie che l’ha fatto conoscere comprende una trentina di album realizzati tra il 1962 e il 2007. Dopo la morte di Jean-Michel Charlier, avvenuta nel 1989, Jean Giraud ha continuato a lavorarvi da solo.
ARZACH
Personaggio misterioso, Arzach è un guerriero extraterrestre che viaggia su un uccello ibrido, a metà organico e a metà meccanico, in un universo fuori dal tempo e dallo spazio. Sul suo pianeta stanno in agguato erbe assassine e il deserto, punteggiato di cespugli e di oasi lussureggianti, non può non richiamare alla mente i paesaggi del sud-ovest degli Stati Uniti o quelli del Messico. Pur senza andare incontro a metamorfosi subitanee o spettacolari, Arzach cambia fisicamente nel corso delle sue avventure, ma conserva sempre la sua caratteristica sagoma. Anche il suo nome subisce qualche trasformazione, diventando di volta in volta Arzach, Harzach o Arzak. Il personaggio è inoltre all’origine di Starwatcher, avatar androgino o femminile di Arzach. Le 35 tavole a colori di cui si compone il primo album di Arzach, pubblicate tra il 1975 e il 1976 nella rivista Métal hurlant, sono organizzate in cinque brevi storie che non contemplano alcun dialogo e non seguono alcuno schema narrativo classico. Moebius esplora qui le possibilità estetiche offerte dalle nuove tecniche di stampa dell’epoca, disegnando direttamente a colori e abbandonando quindi il procedimento tradizionale di colorazione delle tavole in bianco e nero. Ed è intorno al personaggio di Arzach che Moebius realizza in animazione Flash la serie Arzach Rhapsody, trasmessa alla televisione, alcuni episodi della quale, accompagnati dai loro story-board, sono presentati alla mostra. Moebius ha anche partecipato, nel 1990, a uno dei primi progetti di animazione in immagini di sintesi, il film Starwatcher: un estratto del filmato-pilota viene a sua volta proiettato nella mostra della Fondazione Cartier
IL MAGGIORE GRUBERT
Ubicato su un asteroide a tre livelli, il Garage ermetico è un modo interstiziale creato dal Maggiore Grubert, che deve sorvegliarlo e assicurarne la protezione dalla sua navicella Le Ciguri, alla cui manovra provvede in sua assenza la sua compagna Malvina. Il primo livello è un luogo di caos, il secondo permette l’incarnazione di forme più stabili, in particolare il Deserto B., mentre l’ultimo livello è uno spazio riservato alla meccanica e alla tecnologia. Gli abitanti del Garage ermetico non sono consapevoli di appartenere a questo mondo chiuso e non conoscono l’esistenza del Maggiore Grubert né quella del Ciguri, fatta eccezione per un certo numero di spie o di nemici mossi dalla brama di questo universo. L’instabilità e il cambiamento dominano questo mondo dove l’aspetto dei personaggi muta, come quando il Maggiore Grubert perde il suo elmo per indossare una cappa da supereroe o quando Barnier si trasforma in donna. Creato per la farsa e la satira, il Maggiore è nato nelle pagine della rivista Pilote nel 1979, per essere poi ripreso in una rubrica estiva del quotidiano France-Soir sul tema dei francesi in vacanza. Di album in album le sue avventure, la cui narrazione non segue un filo lineare, danno via via al personaggio maggiore ampiezza e profondità, fino ad attribuirgli una notevole dimensione psicologica in Le chasseur déprime (2008). Per le prime pagine di quest’ultimo album, Moebius ha rielaborato al computer, sulla tavolozza grafica, alcuni disegni di uno dei suoi taccuini inediti del 1998, presentati alla Fondazione Cartier nell’ambito della mostra 1 monde réel (1999). Un altro inedito presentato ora per la prima volta, Le Carnet du Major, riporta le considerazioni e riflessioni del Maggiore mentre soggiorna in una “cabina per oracoli” del Deserto B.
JOHN DIFOOL
John Difool, «detective privato di classe R», è il personaggio centrale della serie L’Incal che si svolge in un futuro remoto e oscuro. Uniche speranze di questo universo, conteso da numerose fazioni, l’Incal Nero e l’Incal Luce sono piccole entità viventi di forma piramidale, rispettivamente nera e bianca. Una volta riuniti, questi due elementi costituiscono l’Incal, un essere misterioso e superpotente che sceglie John Difool, antieroe per eccellenza, per combattere la Tenebra, forza malefica che minaccia l’universo. Questo incontro modifica il destino dell’eroe contro la sua volontà, scatenando a tratti la sua trasfigurazione. Questa serie di fantascienza è nata dall’incontro tra Moebius e Alejandro Jodorowsky intorno al progetto del film Dune che, alla fine, non è stato realizzato in questa forma. Le prime tavole dell’Incal sono apparse su Métal hurlant nel 1980, seguite da sei volumi pubblicati tra il 1981 e il 1988. Per questa serie Moebius ha adottato un ritmo di lavoro sostenuto, alla media di una tavola al giorno, ideando un universo grafico rivoluzionario nel campo del fumetto di fantascienza.
STEL E ATAN
Viaggiatori dello spazio, Stel e Atan sono due riparatori con una specializzazione a testa: Stel sa riparare ogni tipo di macchina seguendo il suo istinto, Atan possiede una sensibilità particolare per i fenomeni fisici. Giunti su un pianeta deserto, entrambi sono attratti da una piramide che si metamorfosa in un’astronave che li conduce su Edena, luogo mitico e strano dove sogno e realtà si confondono. Riscoprendo gesti ancestrali, e soprattutto l’alimentazione, Stel e Atan si trasformano e fanno ritorno alla loro autentica natura sessuata: mentre Stel si afferma nel genere maschile, Atan diventa donna e prende il nome di Atana. Questo cambio di sesso provoca la separazione dei due eroi, che cercano senza tregua di ricongiungersi. Fanno poi la conoscenza del popolo dei Pif-Paf, guidato dal malefico Paterne, un essere in continua trasformazione. La serie del Mondo di Edena è nata durante la creazione dell’album Sur l’Étoile, offerto come regalo aziendale dalla casa automobilistica Citroën nel 1983. Dopo Les Jardins d’Edena, La Déesse, Stel e Sra, l’ultimo volume, Les Réparateurs (2001), è una raccolta di brevi storie comprendente La Planète encore.
VISITA DELLA MOSTRA: SECONDA PARTE
L’opera di Moebius non è soltanto un’escursione permanente nel vasto mondo dell’immaginazione. E’ anche una riflessione incessante sulla realtà che ci circonda, sull’uomo e sulla sua capacità creativa, sulle leggi della natura, sull’intero universo e le sue origini. Il mistero dell’esistenza affascina e stimola questo artista lungo l’intero corso della sua carriera e tutto il suo lavoro ne diventa l’eco. Moebius è mosso da un interrogativo metafisico fondamentale: esiste un “grande architetto” che ha predeterminato ogni cosa oppure l’universo possiede una sua propria intelligenza che organizza l’evoluzione del mondo, in pochi secondi o in molti anni luce? Moebius afferma di “vivere il Big Bang nella sua opera”. I suoi dipinti astratti – magma caotico, materia informe – sono l’esordio, il potenziale di ogni trasformazione, poiché l’universo e la vita sono in continua mutazione. Le creature ibride di Moebius stanno a testimoniare il suo interesse per la genetica, per le cellule modificate, per l’ambiguità sessuale o per la coesistenza dei due sessi in un solo essere. Forme astratte e ibride esprimono la sua fascinazione per l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, destinati a perdersi nel mistero cosmico. Per avere accesso a un’immensità come questa occorre porsi in condizioni particolari: la meditazione, l’esplorazione dello spazio mentale (del sogno) o fisico (del deserto), l’esperienza estrema della trance sono altrettanti “meta processi” che favoriscono la percezione delle mutazioni o che le scatenano. Sono queste le condizioni propizie a “creare una breccia panica nell’idea di stabilità delle forme”, permettendo all’artista di disporre di “una tasca di scoperta potenziale” e di liberare così lo slancio creativo. I disegni di metamorfosi sequenziali creati da Moebius sconvolgono le leggi note della natura, creando inedite connessioni tra i mondi minerale, vegetale, animale e umano, e le sue scene di trasformazioni subitanee sono, da parte loro, lo spazio di tutte le variazioni (im)possibili. Afferma del resto l’astrofisico Michel Cassé: “Il lavoro di Moebius deriva dall’osservazione. Nessun bisogno di protesi. I suoi microscopi, i suoi spettrografi sono metali.”
FORME METAMORFICHE
Le forme metamorfiche, che si sviluppano su un’intera parete, sono illustrate sia da opere astratte sia da opere figurative. Tutti questi disegni, tavole e dipinti hanno l’elemento comune di rappresentare forme che hanno nella natura la loro fonte d’ispirazione. Fin dalla sua giovinezza Moebius è affascinato dalle pietre, dalle piante, dai fiori, che ama osservare e che cattura in macrofotografia da distanza così ravvicinata da renderle non più identificabili. Questo scrupolo di creare, con una precisione quasi documentaria, elementi astratti ispirati alle forme reali che lo circondano si ritrova anche nelle sue opere. All’inizio degli anni Ottanta Moebius scopre le possibilità artistiche delle nuove tecnologie e comincia a realizzare disegni utilizzando l’Amiga, uno dei primi computer dell’epoca. Sensibile alle pratiche automatiche dei surrealisti, cerca di illustrare il suo stato interiore e inconscio creando immagini dalle forme ovoidali e labirintiche, grazie ai gesti circolari del mouse. Delle sue prime sperimentazioni non rimane oggi che qualche esemplare stampato, ma Moebius prosegue le sue ricerche, realizzando dipinti le cui forme rassomigliano a strani organi o a cellule in mutazione. Nel suo lavoro l’artista si serve di questo repertorio di forme, che vengono così inserite in disegni figurativi, in taccuini o in album, per realizzare creature ibride o dar vita a scene di metamorfosi. Come uno zoologo, costruisce ad esempio un vero e proprio bestiario marziano nel quaderno La Fauna di Marte, che presenta talune analogie formali con le sue opere astratte. Questa ibridazione delle forme si produce anche nei vari progetti cinematografici cui prende parte, in particolare nel Quinto elemento di Luc Besson, per il quale immagina un personaggio umanoide tentacolare, o ancora in Abyss di James Cameron, dove inventa creature sottomarine che evolvono in un mondo misterioso. Nei suoi universi a fumetti e in particolare in quelli di fantascienza, Moebius combina inoltre queste forma organiche a strutture ispirate alla meccanica e alla tecnologia, che danno luogo ad architetture, veicoli o navicelle spaziali.
METAPROCESSI
Il deserto, la meditazione, il sogno, la trance e, ancora, i cristalli sono tutte condizioni propizie alla metamorfosi, tanti “metaprocessi” che provocano mutamenti di percezione, trasportando i personaggi di Moebius in trasformazioni spettacolari. Il deserto occupa un posto importante nel lavoro di Moebius e trova la sua espressione più compiuta nelle rappresentazioni del Deserto B., che ritorna in molte delle sue serie e dei suoi disegni. I viaggi dell’artista negli Stati Uniti e in Messico, dove scopre gli orizzonti infiniti e le forme straordinarie del deserto, sono stati decisivi nell’evoluzione del suo lavoro. Per lui il deserto non è un luogo sterile, ma diventa lo scenario privilegiato di una proliferazione quasi infinita di trasformazioni spettacolari, provocate da intermediari fisici (la meditazione e il sogno) e da elementi concreti (i cristalli e le sostanze allucinogene). Come una pagina bianca, il deserto è il luogo di tutti i possibili e lo spazio per eccellenza della meditazione: per Moebius “quando si è in meditazione, è la realtà a diventare un deserto”. Il sogno, che permette di avere accesso ad altri livelli di percezione della realtà, è un abisso di possibilità. Gli spazi onirici diventano luoghi di metamorfosi fisiche dove le situazioni si intensificano. I sogni s’intrecciano e si mescolano alla realtà fin dentro l’identità stessa dell’artista: “Non so più se sono Jean Giraud che sta sognando di essere Moebius o Moebius che sta sognando di essere Gir”1. Nella sua concezione del sogno Moebius è profondamente influenzato dall’Arte di sognare, importante opera di Carlos Castaneda che ci consegna l’insegnamento dello sciamano don Juan sulla coscienza e l’uso dei sogni. E’ sempre in Messico che Moebius scopre la cultura sciamanica degli Indiani d’America e che sperimenta per la prima e unica volta i funghi allucinogeni. Questa esperienza intensa, alle soglie del totale rinnovamento dell’essere, lo induce a considerare la trance come un procedimento creativo. Nelle sue storie e nei suoi disegni la trance può essere indotta da bevande o da piante, ma anche dalla danza, suscitando stati d’instabilità favorevoli alla trasformazione. Anche i cristalli sono un tema ricorrente nell’opera di Moebius, che comincia a interessarsi a loro fin dagli anni Ottanta. Per lui un cristallo è un elemento misterioso che entra in risonanza con gli esseri, offrendo loro possibilità di guarigione e di benessere. 1JEAN GIRAUD, MOEBIUS / GIRAUD : HISTOIRE DE MON DOUBLE, ÉDITIONS 1, PARIGI, 1999.
METAMORFOSI
La metamorfosi moebiusiana si manifesta con una proliferazione di forme che porta spesso a situazioni improbabili se non addirittura estreme. Sequenziale o subitanea, la metamorfosi si caratterizza il più delle volte per un dispiegamento di forme tentacolari, che possono essere all’origine della trasformazione o costituirne invece il compimento. Nell’universo di Moebius un essere fatto di cristallo e di tentacoli può così assumere forma umana, così come un uomo può diventare suo malgrado un’entità fatta di nastri tentacolari. I temi della metamorfosi sessuale e della natura androgina sono a loro volta presenti in misura notevole: la trasformazione più spettacolare resta quella di Atan che evolve in Atana, ritrovando la sua natura femminile al momento del ritorno alla vita originaria. L’aspetto formale è spesso l’espressione di una coscienza interiore. Di fronte alla razionalità, Moebius pone la questione del trauma emotivo, dello stimolo che, modificando le percezioni, provoca la mutazione di un essere verso una forma pressoché irriconoscibile. Una delle prime opere dove viene raffigurata una metamorfosi è la sequenza L’Éclosion disegnata nel 1975: qui un uomo si trasforma, passando per una sorta di magma informe prima di cristallizzarsi in un uovo che, infine, esplode e dà vita a un uomo nuovo. E’ la prima volta che Moebius mette in scena, attraverso una sequenza di disegni – come se l’artista fosse guidato dalla sua stessa matita – una forma che cambia a grado a grado che appare. L’instabilità delle forme raggiunge qui il suo parossismo.
MOSTRA
La mostra è stata realizzata in collaborazione con Moebius Productions
COMMISSARIO GENERALE Hervé Chandès
CONSULENTE SCIENTIFICO Isabelle Giraud
COMMISSARI Grazia Quaroni e Leanne Sacramone, con l’assistenza di Camille Kotecki e Anna Milone
SCENOGRAFIA Nathalie Crinière, con l’assistenza di Gaëlle Dodain e Ghislain de Fommervault
GESTIONE GENERALE Christophe Morizot
CONCEZIONE E REALIZZAZIONE AUDIOVISIVA Gérard Chiron, con l’assistenza di Cyril Chiron
LUCI François Austerlitz (concezione) e Nicolas Tauveron (realizzazione)
LOGISTICA Corinne Bocquet e Alanna Minta Jordan
INFORMAZIONI PRATICHE
La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni, lunedì escluso, dalle ore 11 alle 20. Notturna il martedì fino
alle ore 22.
Ingresso: 8 €
Tariffa ridotta* : 5,50 €
Ingresso gratuito **
Ingresso libero per i minori di 18 anni il mercoledì dalle 14 alle 18.
Prenotazioni: negozi Fnac, www.fnac.com
* Studenti, minori di 25 anni, carta Senior, Amis des Musées, disoccupati e in cerca di occupazione.
** Lasciapassare, Cercle des amis, minori di 10 anni, ICOM.
RICEVIMENTO GRUPPI
Visita guidata con mediatore dal martedì al venerdì, dalle ore 11 alle 18 (minimo 10 persone)
Tariffa adulti: 10 € / pers.
Scolaresche e senior: 5 € / pers.
(gratuito per gli accompagnatori)
Visita libera dal martedì alla domenica dalle ore 11 alle 18 (min. 10 pers.).
Tariffa adulti: 7 € / pers.
Scolaresche e senior: 4 € / pers.
(gratuito per gli accompagnatori)
Prenotazione indispensabile
Servizi per il pubblico:
Tel. 01 42 18 56 67
info.reservation@fondation.cartier.com
Tag:2010, Cartier, Fondation Cartier, Moebius, Moebius-Transe-Forme
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